I rifiuti da spazzamento stradale derivano dalle attività di pulizia manuale o meccanizzata delle superfici urbane. Si tratta di materiali eterogenei, spesso contaminati, che includono sabbia, ghiaia, fogliame, frammenti di plastica, rifiuti urbani e residui organici. La variabilità della loro composizione li rende particolarmente complessi da gestire e richiede processi di trattamento mirati, in grado di ridurre il carico ambientale e favorire il recupero di materie utili.
Classificazione e composizione dei materiali raccolti
Secondo la classificazioneCER (Codice Europeo dei Rifiuti), i materiali da spazzamento rientrano nel codice 20 03 03 e vengono considerati non pericolosi, ma potenzialmente impattanti sull’ambiente. La composizione di questi rifiuti dipende da numerosi fattori: il contesto urbano, la stagione, il meteo, il traffico e l’intensità dell’attività di pulizia. In linea generale, si distinguono tre componenti principali: una minerale (sabbie, polveri, ghiaie), una organica (foglie, residui vegetali, terriccio) e una leggera (plastica, carta, piccoli frammenti).
Fasi principali del trattamento: dal conferimento alla separazione
Il trattamento comincia con il conferimentodel materiale presso impianti autorizzati, dove i rifiuti vengono avviati a una serie di lavorazioni meccaniche e fisiche che ne permettono la valorizzazione. I materiali vengono sottoposti a una fase di separazione iniziale, solitamente tramite vaglimeccanici, che dividono le diverse granulometrie e isolano le frazioni grossolane. Successivamente, il lavaggio consente di eliminare sostanze inquinanti e di rendere la sabbia più pulita e recuperabile.
Segue la fase di sedimentazione, che permette di separare ulteriormente le particelle fini in sospensione. Infine, attraverso la disidratazione, i fanghi ottenuti vengono stabilizzati per essere inviati allo smaltimento controllato. Ogni passaggio è calibrato per massimizzare il recupero e ridurre l’impatto residuo.
Tecnologie impiegate: vagliatura, separatori, lavaggio e disidratazione
Le tecnologie utilizzate negli impianti moderni sono progettate per offrire prestazionielevate e costanti, anche in presenza di materiali disomogenei. La vagliatura meccanica, effettuata tramite tamburi o setacci vibranti, permette di effettuare una prima selezione in base alla dimensione dei materiali.
A valle di questa separazione iniziale, vengono impiegati sistemi di selezione ad aria o balistici, utili per distinguere i materiali leggeri da quelli più pesanti. Il lavaggio, spesso realizzato in vasche a ricircolo, è essenziale per eliminare le impurità organiche e i contaminanti. A chiusura del ciclo, la disidratazione – realizzata con presse, letti di essiccazione o centrifughe – consente di gestire in modo sicuro le frazioni fangose, minimizzando il contenuto idrico e il peso da smaltire.
Output del processo: materiali recuperabili e frazioni residue
Il risultato di un trattamento ben progettato è la trasformazione di un rifiuto misto in una serie di materiali con una destinazione precisa. Le sabbie pulite possono essere reimpiegate per sottofondi stradali o nel settore edilizio; i materiali leggeri, se adeguatamente separati, vengono avviati al riciclo, in particolare plastiche e metalli. I fanghi disidratati, pur non essendo riutilizzabili, sono facilmentegestibili e non comportano criticità se trattati in discariche autorizzate.
In impianti ben configurati, oltre il 50% dei rifiuti da spazzamento può essere recuperato sotto forma di materie seconde, contribuendo in modo concreto alla strategia dell’economia circolare e alla riduzione del volume di scarti destinati allo smaltimento.
Normative di riferimento e tracciabilità dei rifiuti
Il quadro normativo che regola il trattamento di questi rifiuti è piuttosto articolato. A livello nazionale, il D.Lgs. 152/2006 stabilisce i criteri generali per la gestione e la tracciabilità. A esso si affiancano le normative europee che promuovono il recupero e fissano obiettivi di efficienza e trasparenza. Gli impianti sono tenuti a mantenere registri puntuali delle operazioni, documentare ogni fase del trattamento e garantire la corretta classificazione dei materiali in uscita.
La digitalizzazione della tracciabilità, tramite il registro elettronico dei rifiuti e il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale), consente una maggiore trasparenza, facilita i controlli e aiuta le aziende a mantenere standard elevati in materia di gestione ambientale.
Esempi di impianti e buone pratiche nel trattamento avanzato
Alcune realtà italiane hanno saputo distinguersi per l’efficienza degli impianti e l’innovazione nei processi. L’adozione di lavaggi a ciclo chiuso consente, ad esempio, di risparmiare grandi quantità d’acqua, mentre l’utilizzo di impianti alimentati da fonti rinnovabili riduce l’impatto ambientale complessivo. Sistemi avanzati di controllo odori e software per la gestione logistica permettono inoltre di aumentare la sostenibilità e la precisione operativa.
Queste buone pratiche dimostrano che è possibile trasformare un rifiuto urbano spesso trascurato in una risorsa gestita in modo efficiente. Iltrattamento dei rifiuti da spazzamento stradalerappresenta così un tassello fondamentale della filiera ambientale, contribuendo a città più pulite e a un ciclo dei materiali sempre più virtuoso.