Le principali tecnologie negli impianti di trattamento rifiuti

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Quando si parla di impianti di trattamento rifiuti orientati al recupero di materia, la differenza la fanno soprattutto due aspetti: quanto materiale utile si riesce a separare e quanta acqua/energia si consuma per farlo. Per alcune famiglie di rifiuti “difficili” (miscugli con molta sabbia, limo e frazione organica), le soluzioni più efficaci hanno un denominatore comune: lavaggio, separazione granulometrica e depurazione dell’acqua di processo, spesso in un ciclo che punta a ricircolare gran parte dell’acqua stessa.

Negli impianti di trattamento rifiuti basati su processi di lavaggio tipo soil washing, le tecnologie chiave sono l’unità di lavaggio, la separazione granulometrica, l’idrociclonatura e il trattamento/ricircolo dell’acqua di processo, con configurazioni adatte a matrici sabbiose e limose.

Lavaggio “tipo soil washing”

Il soil washing nasce come tecnica per separare contaminanti e frazioni fini dalla parte inerte “pregiata” (sabbie e ghiaie). Applicato al trattamento rifiuti, diventa un processo industriale in cui:

  • le impurità e gli inquinanti vengono trasferiti all’acqua di lavaggio (disciolti, in emulsione o sospesi),
  • le frazioni solide vengono separate per taglia e peso (selezione a umido, vagliatura, cicli di cicloni),
  • l’acqua torbida viene trattata con fasi chimico-fisiche (e, quando serve, biologiche) per tornare nel ciclo.

Molti impianti sono organizzati in tre “macro-blocchi”: lavaggio, ciclonatura e depurazione dell’acqua.

Linea solidi: controcorrente, vagli e classificazione granulometrica

Nella linea solidi lo scopo è recuperare la parte inerte riducendo l’adesione di fini/organico. Due soluzioni ricorrenti:

  • Unità di lavaggio in controcorrente, utile quando serve “staccare” sabbia e ghiaietto da matrici umide e sporche (es. residui stradali o spiaggiati).
  • Classificazione granulometrica con passaggi dedicati alle taglie più fini: cicloni e classificatori (in alcuni impianti anche separatori gravimetrici a spirale) per migliorare il recupero delle sabbie fini.

Sul lato “organico”, dopo la separazione può servire una disidratazione (ad esempio con vibroasciugatura/compattazione, a seconda della matrice) prima dell’invio a recupero o gestione autorizzata.

Linea liquidi: depurazione acqua di processo e ricircolo

Il lavaggio funziona bene solo se l’acqua di processo resta “controllata”. Per questo la linea liquidi integra più stadi:

  • trattamenti chimico-fisici (precipitazione, disemulsionamento, coagulazione, flocculazione, sedimentazione),
  • dove necessario, trattamento biologico e affinamenti,
  • filtri finali (es. filtrazione a sabbia) e, in alcune configurazioni, adsorbimento su carboni attivi ed eventuale desalinizzazione per spingere il riuso.

Obiettivo pratico: ricircolare una quota molto alta di acqua, riducendo i prelievi esterni e stabilizzando la qualità del lavaggio (spesso con ricircoli >80%).

Tecnologie “su misura” per flussi specifici

Terre da spazzamento stradale (EER 200303)

Sono un mix variabile di polveri, terriccio/fango, fogliame e inerti. Il trattamento punta a recuperare sabbia/ghiaietto e a separare organico, metalli e frazioni residue, con una struttura tipica a tre sezioni: solidi, liquidi e fanghi.
Nota utile per chi gestisce il flusso: la normativa richiama anche il controllo della frazione organica putrescibile in determinate condizioni di avvio a recupero.

Rifiuti spiaggiati (alghe/posidonia + sabbia + plastiche)

Qui il tema è che il materiale raccolto può contenere molta sabbia (anche oltre il 60%): buttarla via significa perdere una risorsa e “portarsi a casa” volumi enormi.
Il layout tipico include:

  • stoccaggio e alimentazione,
  • separazione/vagliatura (anche con vaglio stellare per dividere la frazione sabbiosa trattenuta da alghe umide),
  • lavaggio in controcorrente e recupero sabbie fini con idrociclonatura e separatori a spirale (utili anche per rimuovere microplastiche e contaminanti antropici).
    Le acque di lavaggio vengono poi trattate e i fanghi disidratati prima dell’invio a gestione.

Limi da vasche di depurazione (impianti mobili in sito)

Per i limi depositati nelle vasche, è comune lavorare “in loco” con impianti mobili: tramoggia di carico, vasca d’attrizione con getti d’acqua (anche calda) ad alta pressione per disgregare e separare organico/inorganico, poi invio a ciclone per separare la torbida organica dalla frazione inerte.

Materiali di dragaggio e bonifiche / terreni contaminati

Questi impianti puntano a gestire matrici liquide/fangose o palabili, con processi basati su lavaggio, separazione e disidratazione, spesso in configurazioni modulari e installazioni temporanee vicino al sito di intervento.

Scorie pesanti da incenerimento

Un approccio “da lavaggio” può essere usato anche sulle scorie pesanti per separare metalli ferrosi e non ferrosi (anche per classi granulometriche) dalle frazioni inerti e grossolane, concentrando la parte più critica in una frazione residuale destinata a gestione dedicata.

Residui da caditoie e fognature (EER 200306)

Sono flussi molto “fini” e sabbiosi: per questo servono sezioni specifiche per il trattamento delle frazioni fini, con processi tipo soil washing orientati al recupero di sabbia e alla separazione delle impurità.

Automazione e controllo: “Industria 4.0 ready”

Quando un impianto integra lavaggio, separazioni e depurazioni, la stabilità del processo dipende dal controllo. Per questo diventano centrali:

  • PLC e pannello operatore,
  • sensori/strumentazione per dati di funzionamento,
  • possibilità di scambio dati bidirezionale con sistemi gestionali (telemetria, trend, allarmi, ottimizzazioni).